uttavia, Dunn non era l’unica insegnante furiosa. Dal modo in cui gli altri ci guardavano, capii che Leo non era per niente contento.
Visto che nessuno si era fatto male, pensai che la questione fosse chiusa.
Ancora una volta, mi sbagliavo.
La mattina seguente, il telefono squillò mentre ero fuori dall’orario di lavoro. Risposi a malapena.
Poi vidi il numero della scuola di mio figlio e sentii una stretta al petto.
“Pronto?”
“Sara?” Era la preside Harris. “Deve venire a scuola. Subito.”
La sua voce era agitata.
Mi si strinse lo stomaco.
“Leo sta bene?”
Ci fu una pausa.
“Ci sono degli uomini qui che lo cercano”, disse la Harris con voce tremante.
“Che tipo di uomini?”
“Non ha detto molto, Sarah. Solo… per favore, venga subito.”
La chiamata terminò.
Non esitai un attimo e presi le chiavi della macchina.
Le mie mani tremavano incessantemente sul volante. Ogni possibile scenario mi balenava nella mente; nessuno di questi era positivo.
Quando arrivai al parcheggio, il cuore mi batteva così forte che riuscivo a malapena a pensare.
Entrai dritta nell’ufficio del preside e rimasi immobile.
Cinque uomini in fila fuori, in uni
Dov’è mio figlio?»
Prima che potessi rispondere, l’uomo più alto si voltò verso di me.
«Signora, sono il tenente Carlson e questi sono i miei colleghi. Le dispiacerebbe se parlassimo in ufficio?»
Annuii ed entrai, trovando Dunn in piedi in un angolo, accigliato.
La stanza era già piena, con Carlson e un altro agente all’interno, quando Carlson fece un gesto verso la porta.
«Fatelo entrare.»
La porta si aprì di nuovo.
Ma lui non si rilassò.
«Non volevo causare problemi», disse mio figlio in fretta. «So che non avrei dovuto farlo. Non lo farò più, lo giuro.»
Il cuore mi si spezzò a quelle parole.
«Avresti dovuto pensarci prima», sbottò Dunn.
Harris aggrottò la fronte. Ma prima che potessi rispondere a Dunn, Leo mi interruppe, alzando la voce e lasciando trasparire il panico.
«Mi dispiace! Non disobbedirò mai più a ordini del genere! Lo prometto! Mamma! Per favore, non lasciare che mi portino via. Volevo solo che il mio migliore amico potesse partecipare a cose normali!»
Le lacrime gli rigavano il viso.
Lo abbracciai subito, stringendolo forte.
«Nessuno ti porterà da nessuna parte», dissi con voce tremante. «Mi senti? Nessuno!»
«Ben meritato per tutto lo stress che ci hai fatto passare», aggiunse Dunn, peggiorando ulteriormente la situazione.
«Non è giusto! Cos’è questo? Lo stanno spaventando!»
Poi l’espressione di Carlson si addolcì.
«Mi dispiace tanto, giovanotto. Non volevamo spaventarti. Non siamo qui per portarti da nessuna parte contro la tua volontà, tanto meno per punirti per quello che hai fatto per Sam.»
Sentii l’abbraccio di Leo allentarsi leggermente.
—In realtà, siamo qui per renderti omaggio per il tuo coraggio.
Ho sbattuto le palpebre.
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