Il dolore soffocante e straziante che mi attanagliava il petto si congelò all’istante in schegge taglienti e brillanti di rabbia assoluta e calcolatrice. Guardai la cartella legale sul bancone, rendendomi conto che Carla non mi stava consegnando un avviso di sfratto. Mi stava consegnando il progetto per la sua totale annientamento.
«Okay, Carla», sussurrai, con la voce completamente spenta. «Fai in modo che il tuo avvocato organizzi l’incontro.»
Capitolo 2: La miniera d’oro
Due giorni dopo. La sala conferenze del costoso studio legale di Carla, situato in centro città, era un vero e proprio esempio di come intimidire.
La stanza si trovava al quarantesimo piano, racchiusa da vetrate a tutta altezza che offrivano una vista vertiginosa e arrogante sullo skyline della città. L’aria era densa dell’odore di carta pesante, mogano lucido e del profumo floreale stucchevole e costoso di Carla.
Sedevo da un lato dell’enorme tavolo scintillante. Mi ero vestita appositamente per il ruolo che si aspettavano che interpretassi. Indossavo un semplice cardigan nero, leggermente stropicciato, un trucco minimale e tenevo lo sguardo basso, proiettando l’immagine di una vedova distrutta, esausta e completamente sconfitta, che desiderava solo sfuggire al trauma.
Di fronte a me sedeva Carla, con l’aria di una monarca conquistatrice. Avvolta in un abito di seta scura e adornata da pesanti gioielli d’oro, la sua postura rigida e trionfante. Accanto a lei sedeva il suo avvocato, Richard Vance, uno squalo d’affari spietato e dallo sguardo acuto, in un abito su misura, che in quel momento mi osservava con un misto di sospetto professionale e lieve pietà.
«Esaminiamo i termini dell’accordo», disse Richard, la sua voce profonda che rompeva il silenzio teso mentre faceva scivolare un grosso documento con il retro blu sul legno lucido verso di me.
«L’ho letto», dissi a bassa voce, lasciando che un tremolio perfettamente calibrato mi pervadesse il tono. «Rinuncerò a ogni diritto sulla casa coniugale, sullo studio legale di Joel e su tutti i conti bancari principali del patrimonio.»
Carla sorrise. Era un sorriso feroce e predatorio, un allungamento delle labbra.
«In cambio», continuai, alzando lo sguardo e incrociando quello penetrante di Richard, «voglio solo due cose. Primo, la piena, incondizionata ed esclusiva custodia legale e fisica di mia figlia Maya. Secondo, un’ingiunzione ferrea e permanente firmata da Carla, che dichiari che non contesterà mai, in nessuna circostanza, il testamento di Joel, non cercherà di rivendicare i diritti dei nonni né tenterà di ottenere ulteriori beni al di fuori di questo specifico trasferimento ereditario».
Richard Vance aggrottò la fronte. La sua penna, che era rimasta sospesa sopra il blocco note, improvvisamente si librò in aria. Lo squalo sentì odore di sangue nell’acqua.