Henri mi disse in seguito che in quel momento aveva inizialmente pensato che fosse il mio ultimo, disperato tentativo.

Camille aprì la bocca, poi la richiuse. Il suo viso si incupì all'improvviso. Niente più dolcezza, niente più controllo, niente più maschera.

Solo pura paura.

"Non è come pensi", sussurrò.

Sono le parole che tutti i bugiardi pronunciano quando la verità non ha più bisogno di spiegazioni.

Henry la guardò come si guarderebbe improvvisamente uno sconosciuto.

"Allora spiega", disse.

Cercò di ricomporsi.

"Tua madre mi ha odiata fin dall'inizio. Ha orchestrato tutto questo per tenerci separati. Non puoi crederci..."

"Mia madre non ha imitato la tua voce, Camille."

Non stava urlando.

Parlava con voce piatta, quasi calma, e quella voce era più terrificante di un'esplosione.

Camille si guardò intorno in cerca di aiuto.

Dai suoi genitori.

Dai suoi amici.

Dall'organizzatrice del matrimonio.

Ovunque.

Ma quando la menzogna viene svelata pubblicamente, arriva un momento in cui persino i partner si rendono conto di non poterla più tenere nascosta.

Una delle damigelle abbassò lo sguardo.

Il padre di Camille si raddrizzò di scatto.

Sua madre si portò una mano tremante alla bocca.

Il prete chiuse il libro.

Henri riaprì la cartella.

E si imbatté nell'ultima prova.

Un breve filmato, girato nel garage sotterraneo di un palazzo in Avenue Victor-Hugo tre settimane prima, mostrava Camille salire su un'auto nera. Laurent era già dentro. Si stavano baciando.

Poi la registrazione continuò per qualche altro secondo, giusto il tempo perché Camille sentisse:

"Solo un attimo. Dopo il matrimonio in chiesa, tutto sarà più semplice. Sua madre finalmente cederà, oppure lui mi odierà a tal punto da troncare ogni rapporto."

Henri guardava lo schermo come se stesse assistendo alla propria rovina.

Perché ciò che stava vedendo non era solo il tradimento di una donna.

Era una sua debolezza.

La sua ingenuità.