Erano passate settimane dall’ultima volta che Julian aveva cucinato, ma quella sera si muoveva in cucina con una sorta di grazia inquietante. Nessun movimento sembrava casuale, come se stesse cercando di convincere se stesso, e noi, che tutto fosse normale. Il profumo di pollo arrosto riempiva la stanza, mescolandosi al lieve ronzio del frigorifero. Avrebbe dovuto essere confortante, ma per qualche ragione non faceva altro che acuire il nodo allo stomaco. C’era qualcosa di strano in tutta la situazione, qualcosa che non riuscivo a definire.
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